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I WANT TO LIVE IN AMERICA!

7 aprile 2017 16 Culture


Hello everyone! what’s going on?
Oggi a Roma è una bellissima giornata e per non rovinarla ho deciso di mangiare una fantasmagorica Parmigiana. Vi dico che solo risentendo la parola ne mangerei ancora un po’! Per questo penso.. ma gli Stati Uniti possono godere di queste prelibatezze? Ahimè nel paese più avanzato su tutti i fronti, il cibo risulta ancora un grande problema; in generale direi proprio l’alimentazione. Stupido esempio: ogni giorno a Roma milioni di turisti americani DOPO QUALSIASI PASTO BEVONO UN CAPPUCCINO. MA STIAMO SCHERZANDO?
Ritornando seria, oramai conosciamo tutti il grande fardello dell’obesità che colpisce specialmente gli Stati Uniti da anni. Questo è dovuto al fatto che molto spesso si preferisce un pasto veloce, magari proprio al fast food, anziché un salutare piatto di pasta al sugo della nonna con polpettine annesse. Ecco vedete è proprio di cultura del cibo che sto parlando. Gli Stati Uniti sono da sempre stati un popolo con scarsa informazione su come mangiare correttamente, questo si è amplificato ancora di più con la nascita della globalizzazione. Avete presente nei film americani quando vediamo quelle bottiglione enormi di succo di frutta o latte? Ecco, provengono da centri commerciali enormi in cui esiste solo quello. Tutto ha una misura extra large, tutto è finalizzato ad un consumo enorme di qualsiasi cosa. Questo si ripercuote nelle enormi dispense delle famiglie; una mia cara amica che sta intraprendendo l’esperienza della “ragazza alla pari” in America, mi ha raccontato che lì il concetto di sano non esiste. Lei deve prendersi cura costantemente dei bambini che le vengono affidati, di conseguenza anche preparare da mangiare: ma come può garantire un pasto sano se la verdura all’interno della famiglia non è concepita? Tutto questo mi suonava assurdo, ma purtroppo nel 2017 il fantastico paese in cui tutti noi sognamo di vivere non è tutto rosa e fiori. C’è un modo per evitare il continuo sviluppo dei fast food? In questi ultimi anni si sente sempre più parlare di Slow Food.
Slow Food nasce nella città di Bra, in provincia di Cuneo, (guarda caso in Italia) nel 1986 e si pone come obiettivo la promozione del diritto a vivere il pasto, e tutto il mondo dell’enogastronomia, innanzitutto come un piacere. Viene pensata come risposta al dilagare del fast food, dello junk food, e delle abitudini frenetiche, non solo alimentari, della vita moderna. Slow Food studia, difende, e divulga le tradizioni agricole ed enogastronomiche di ogni parte del mondo.
Slow Food si è impegnata per la difesa della biodiversità e dei diritti dei popoli alla sovranità alimentare, battendosi contro l’omologazione dei sapori, l’agricoltura massiva, le manipolazioni genetiche.
Ovviamente non voglio rattristarvi con cose trite e ritrite, perché come ben tutti sappiamo, o comunque quello che sto cercando di trasmettervi è che non bisogna mai soffermarsi sugli aspetti negativi di un popolo. Popolo… da questa parola nasce popolazione. L’immigrazione è stata la principale fonte di crescita demografica e politica degli Stati Uniti e ha contribuito in gran parte all’arricchimento culturale della storia statunitense. Di conseguenza possiamo affermare che fin dall’era pioneristica, gli Stati Uniti sono una popolazione di immigrati. Europa, Asia e Africa hanno contribuito fin dall’antichità a creare, con l’arrivo di nuovi volti una popolazione al giorno d’oggi strepitosamente multietnica. Questa credo sia la loro grande forza! Questa forza che purtroppo dagli anni 60 in poi ha iniziato ad avere problemi, soprattutto politici. E qui cari miei partendo da questa parola non potevo non menzionare il volto della politica Americana: il nostro grande amico Donald Trump. Niente paura, all’inizio vi avevo esplicitamente chiarito che non avrei fatto lezione di politica a nessuno, ma la politica rientra ed influisce molto sulla cultura di un paese. Come ben tutti sappiamo dopo l’addio di Obama,(ben 8 anni di carriera) gli Americani hanno scelto Donald John Trump come nuovo presidente. Ma perché sto parlando di questo? Ecco vedete, siamo passati da Presidente di colore/ simbolo di multiculturalismo / no borders ad un Presidente che.. bhe spero abbiate capito l’evidente differenza. Questo ci riporta al concetto di immigrazione e frontiere. Io mi chiedo però: come mai la maggior parte della popolazione continua a prendersela con il nostro amico pel di carota per la costruzione del muro se lui vuole solamente portare avanti un progetto iniziato ( e mai finito ) negli anni Novanta da George Bush per regolamentare un fenomeno clandestino? Questa domanda può avere diverse risposte, ci saranno molti scenari a me sconosciuti e risposte che mai verranno date. Le stesse risposte non date dopo le continue guerre iniziate milioni di anni fa che si ripetono ancora, ancora e ancora, di cui ahimè gli Stati Uniti continuano a far parte. Ma non lasciamoci scoraggiare, pensiamo alla musica! Siamo una radio giusto? Chi meglio di noi sa che la migliore scena musicale parte proprio dagli Stati Uniti! L’America da sempre, ogni anno ospita migliaia di festival di generi differenti, che raccolgono persone differenti. Per dire, vi ricordate Woodstock? Mi verrebbe da dire solo CIAONE!! Il festival di Woodstock si svolse a Bethel, una piccola città rurale nello stato di New York, dal 15 al 18 agosto del 1969, all’apice della diffusione della cultura hippie. Vi ci si riferisce spesso con l’espressione 3 Days of Peace & Rock Music, “tre giorni di pace e musica rock”. Sarebbe stato pazzesco poterci andare, ma purtroppo non ero ancora nei piani dei miei genitori, anzi forse loro neanche esistevano. Per questo amici, sconfortata dal non aver mai potuto vedere i The Who esibirsi lì, vi dico beviamoci un cappuccino con una buona Brioche e Au-revoir mes amis! Alla prossima regà!


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